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BADGE E CONTROLLI SUL LAVORO: QUANDO I DATI POSSONO PORTARE AL LICENZIAMENTO

  • Immagine del redattore: pablobottega
    pablobottega
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 1 min

Con l’ordinanza n. 7985 del 31 marzo 2026, la Cassazione chiarisce un punto importante per aziende e lavoratori: i dati raccolti tramite strumenti di accesso, come i badge o i tornelli, possono essere usati anche a fini disciplinari.

Il caso riguarda un dipendente licenziato per irregolarità nella registrazione delle presenze. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento, ma sia la Corte d’Appello sia la Cassazione hanno dato ragione all’azienda.

Secondo i giudici, queste informazioni possono essere utilizzate legittimamente se vengono rispettate due condizioni fondamentali. La prima è che il lavoratore sia stato informato in modo chiaro su come funzionano gli strumenti di controllo e su come verranno usati i dati raccolti. La seconda è il rispetto delle norme sulla privacy.

Un passaggio chiave della decisione riguarda la natura dei controlli: quelli effettuati tramite badge non sono considerati “controlli difensivi” in senso stretto. Per questo motivo non si applicano le limitazioni più rigide previste dallo Statuto dei Lavoratori.

In conclusione, se l’azienda agisce con trasparenza e nel rispetto della privacy, i dati sugli accessi possono diventare una prova valida anche per giustificare un licenziamento.


 
 
 

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