LICENZIATO CON TELECAMERE NASCOSTE: IL GIUDICE DICE NO AI CONTROLLI “A SORPRESA”
- pablobottega
- 8 apr
- Tempo di lettura: 1 min
Una recente sentenza chiarisce quando un datore di lavoro può controllare un dipendente con telecamere o investigatori.
Nel caso, un lavoratore di supermercato era stato licenziato perché avrebbe consumato prodotti senza pagarli. L’azienda aveva usato video registrati da un investigatore privato con telecamere nascoste.
La Corte ha però stabilito che quei video non sono utilizzabili, perché raccolti violando le regole sulla privacy (GDPR).
Esistono due tipi di controlli:
Controlli difensivi generali: servono a proteggere l’azienda e devono rispettare regole precise (come informare i lavoratori).
Controlli mirati (difensivi in senso stretto): si possono fare anche senza avvisare, ma solo se c’è un sospetto concreto su uno specifico lavoratore.
Il punto chiave è questo: il datore deve avere prove o indizi seri prima di iniziare il controllo. Non può controllare “a caso” sperando di trovare qualcosa.
Nel caso concreto, l’azienda parlava solo di “ammanchi” e “sensazioni” senza prove vere. I giudici hanno ritenuto il sospetto troppo generico, quindi il controllo era illegittimo.
Risultato: i video sono stati scartati e il lavoratore è stato reintegrato con stipendio arretrato.
In sintesi: il datore non può spiare i dipendenti senza un motivo serio e documentato. I controlli “a pesca” sono vietati.




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