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ASSENZA INGIUSTIFICATA – NIENTE NASPI (già disoccupazione)

  • Immagine del redattore: pablobottega
    pablobottega
  • 18 dic 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

In virtù della nuova norma introdotta dal recente Disegno di Legge in materia di lavoro, l’assenza ingiustificata del lavoratore protratta oltre il termine previsto dal CCNL (solitamente 3 o 4 giorni al massimo a seconda del settore – es: Trasporti e Logistica 4 gg, Metalmeccanici  oltre 4gg),  comporta la risoluzione del rapporto di lavoro per  volontà del lavoratore, come se il lavoratore si fosse dimesso.

Mentre sino a qualche giorno fa invece l’assenza dal lavoro costituiva una mancanza del lavoratore che portava al suo licenziamento, da oggi il non presentarsi al lavoro è considerato (per fatti concludenti) un comportamento identico alla dimissione.

Il datore di lavoro, a garanzia del lavoratore, dovrà comunque comunicare all’Ispettorato del Lavoro l’assenza  per le dovute verifiche sulla veridicità della comunicazione.  

Tale norma non trova applicazione se il lavoratore dimostra l’impossibilità, per causa di forza maggiore o per fatto imputabile al datore di lavoro, di comunicare i motivi che giustificano la sua assenza (ad esempio perché ricoverato in ospedale o perché allontanato senza giustificazione dal posto di lavoro dal datore di lavoro).

In  assenza però di validi  motivi, il rapporto di lavoro si intenderà risolto per volontà del lavoratore.


Le conseguenze sono molto importanti:

Se fino a ieri l’assenza ingiustificata del lavoratore comportava per questo ultimo il licenziamento e la possibilità di accedere alla NASPI (ex disoccupazione) da oggi, essendo tale assenza qualificata come dimissione volontaria, ne deriverà per il lavoratore l’impossibilità di accedere al trattamento NASPI.

La norma vuole in una certa misura porre un freno alla condotta di alcuni lavoratori che, consci della possibilità di accedere al trattamento NASPI, si assentavano volontariamente dal lavoro.

Si tratta di una condotta ovviamente da biasimare perché il trattamento NASPI ha un costo sociale per la comunità e non può essere concesso al lavoratore che per sua scelta ha deciso di interrompere la propria attività lavorativa.

Ovviamente occorrerà verificare e vigilare nel tempo affinché non vi sia un abuso ora da parte dei datori di lavoro dell’utilizzo di tale istituto. Infatti per tale motivo il legislatore ha posto in capo alla Ispettorato del Lavoro il controllo del tutto.



 

 
 
 

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