IL DIRITTO DI CRITICA DEL LAVORATORE: UN LICENZIAMENTO NON E' SEMPRE LEGITTIMO
- pablobottega
- 4 mar 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Nel rapporto di lavoro, il dipendente ha diritto ad esprimere il proprio pensiero, anche in forma critica nei confronti dell’azienda. Tuttavia, spesso ci si chiede se una critica possa giustificare un licenziamento. La risposta, nella maggior parte dei casi, è no: il diritto di critica è tutelato dalla Costituzione e non può essere motivo automatico di licenziamento, a meno che non si superino certi limiti.
Diritto di Critica vs. Dovere di Fedeltà
L’articolo 21 della Costituzione garantisce la libertà di espressione, che si applica anche ai lavoratori. Tuttavia, il dipendente è tenuto al dovere di fedeltà nei confronti del datore di lavoro (art. 2105 c.c.), il che significa che la critica deve essere espressa con modalità lecite, senza offendere, diffamare o arrecare un danno ingiusto all’azienda.
Quando la Critica è Lecita?
La giurisprudenza ha più volte ribadito che:
• La critica deve essere fondata su fatti veri e verificabili. Diffondere informazioni false o fuorvianti può trasformare la critica in diffamazione.
• Il linguaggio utilizzato deve essere corretto. Insulti, offese e attacchi personali possono legittimare provvedimenti disciplinari.
• Le modalità di diffusione sono rilevanti. Manifestare il proprio dissenso in privato o in un contesto sindacale è diverso dal diffondere pubblicamente accuse tramite social media.
Quando il Licenziamento è Illegittimo?
Se il lavoratore esprime una critica rispettando i criteri sopra indicati, un eventuale licenziamento sarebbe illegittimo ed impugnabile in tribunale. I giudici, infatti, tendono a tutelare il diritto del dipendente a esprimere opinioni sull’organizzazione aziendale, a patto che ciò non si trasformi in un danno all’azienda o in una violazione del rapporto fiduciario.
Conclusione
Il diritto di critica è una componente fondamentale della libertà di espressione anche nel contesto lavorativo. I lavoratori devono essere consapevoli dei loro diritti, ma anche delle responsabilità che ne derivano. Allo stesso tempo, le aziende non possono usare il licenziamento come strumento per reprimere opinioni scomode, a meno che non vi siano violazioni gravi. In caso di controversie, è sempre consigliabile rivolgersi a un esperto in diritto del lavoro per valutare la situazione e tutelare i propri diritti.
Recentemente la Suprema Corte ha ritenuto illegittimo il licenziamento intimato al lavoratore che aveva pubblicato sulla piattaforma informatica “Google My Business”, un post dal seguente contenuto “…perdete ogni speranza…” (Cass. 5056/2024 pubblicata il 28/02/2025)




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